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Feditalimprese: “Più che di una fase 2 si tratta di una fase 1 estesa”

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“Più che di una fase 2 si tratta di una fase 1 estesa. Dalle nuove aperture annunciate nei prossimi giorni rimangono fuori soprattutto i negozianti, i ristoratori, i professionisti, i consulenti e le piccole imprese artigiane. Cioè quelli che in alcuni casi stanno ancora aspettando i 600 euro, e che si stanno indebitando con il prestito fino a 25.000 euro.

Bisogna finirla con queste ipocrisie: il governo deve assumersi le sue responsabilità! Ovviamente bisogna mediare tra l’interesse alla salute e gli interessi economici, ma questi vanno comunque tutelati”, è questo l’appello di Francesco D’Alessandro, segretario di Feditalimprese Piemonte, organizzazione sindacale delle PMI che denuncia alcune criticità di questa seconda fase annunciata dal governo:

– non sono state date certezze, ma c’è stato solo un trasferimento di responsabilità in capo alle imprese e alle famiglie, che già dal 2008 soffrono per la crisi economica;

– l’Italia è ancora divisa tra le regioni, e a causa della stretta interconnessione tra le filiere produttive e le attività commerciali, il rischio è che una apertura a spizzichi e bocconi porti più danni che vantaggi;

– mancanza di chiarezza sulla disponibilità di tamponi e test rapidi per poter riaprire in sicurezza;

– nessun intervento adeguato per i settori maggiormente colpiti come Cultura, Food, Turismo e non solo, per i quali Feditalimprese chiede investimenti a fondo perduto.

Inoltre, rilevano da Feditalimprese, rimangono una serie di carenze organizzative per le quali non sono state trovate soluzioni soddisfacenti, come ad esempio per i lavoratori che non hanno avuto diritto neanche ai 600 euro o per il problema su dove lasciare i bambini nel momento in cui si torna al lavoro.

“C’è il rischio che si disperda un patrimonio nazionale di imprese e di cultura imprenditoriale enorme e non più ricreabile. Ci vuole una riflessione più profonda. Ovunque si possa mantenere distanziamento sociale dobbiamo cercare di riaprire”, riassume D’Alessandro, che ribadisce le richieste già avanzate in precedenza al governo da Feditalimprese Piemonte, tra le quali: il blocco immediato del cuneo fiscale e l’azzeramento costo del lavoro per tutto il 2020, la riapertura immediata delle grandi opere pubbliche con l’Istituzione di un Garante unico nazionale con contatto diretto e poteri di polizia giudiziaria che monitori ed eviti le infiltrazioni criminali e riduca a zero la burocrazia; nuovi ed immediati investimenti nella sanità con l’assunzione di nuovi 20.000 medici e 50.000 infermieri; azzeramento della burocrazia per la cassa integrazione e credito d’imposta del 50% per le aziende che integrano la cassa integrazione (50% dell’integrazione) da utilizzarsi in quote costanti nei prossimi 5 anni; pace fiscale con tassazione unica forfettaria per tutto il 2020 per le aziende fino a 50 milioni di euro di fatturato e condono fiscale. 

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