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Voto per il rinnovo degli organismi dirigenti del sindacato dei giornalisti

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12:28 – A fine mese si celebrerà il rito del voto per il rinnovo degli organismi dirigenti del sindacato dei giornalisti lombardi e dei delegati al 27° congresso della Federazione Nazionale della Stampa.

Rito democratico ma logoro, in un panorama disastrato e non  solo per colpa della crisi economica.

Il sindacato dei giornalisti ha perso credibilità. Si sta annientando (se non è già morto).

I dirigenti attuali  pensano a riprodurre se stessi, al gioco delle poltrone, alla conquista di ricchi gettoni di presenza (soprattutto dell’Inpgi).

Non è un caso che una specie di terremoto abbia investito diverse componenti, a Milano come a Roma. Si vedono nuove sigle nelle liste elettorali, ma i nomi dei candidati, rimescolati, sono per lo più gli stessi. Uno stravolgimento e una diaspora causate da squallide lotte intestine, dalla volontà di non disturbare i manovratori per non pregiudicarsi posti futuri, dall’assenza di democrazia, com’è avvenuto perfino in Stampa Democratica, la componente fondata da Walter Tobagi.

Tutto ciò ha ricadute pesanti anche sulle iscrizioni al sindacato e, fatto altrettanto grave, sulla partecipazione.

Nel 2010 erano iscritti in Lombardia 5113 professionisti e 1518 collaboratori mentre nel 2014 i professionali sono scesi a 4440 e i collaboratori a 1182. E, all’interno di questi numeri, un migliaio di colleghi sono a rischio di espulsione per morosità.

Nulla hanno fatto i vertici della Associazione Lombarda dei Giornalisti per recuperare le nuove generazioni, ormai sfiduciate e diffidenti nei confronti delle rappresentanze sindacali aziendali, regionali e nazionali.

Proprio in Lombardia, regno dell’editoria, il sindacato regionale, gestito da chi arbitrariamente si proclama erede di Giorgio Santerini, ha brillato per la sua assenza pubblica; non ha dato alcun apporto in termini di nuove proposte per contratto o disoccupati o freelance o precari; ha contato le crisi senza essere in grado di  contrastarle, limitandosi a svolgere una funzione notarile; mai ha mobilitato la categoria a livello regionale; talvolta ha firmato accordi improponibili; si è limitato a erogare servizi, proponendoli come fossero una grande conquista: il Caf, qualche sconto, l’assicurazione, le cene al Circolo…

Un tempo tutto ciò era corollario, essendo l’attività principale squisitamente sindacale: difesa dei colleghi, corsi di aggiornamento per i disoccupati, sostegno ai freelance, contratto nazionale.

In compenso i vertici della Lombarda hanno buttato tempo e denaro per una costosa ristrutturazione della propria sede, allestendo una fastosa quanto inutile sala presidenziale. Non solo. Questi vertici sono riusciti a portare il sindacato territoriale sull’orlo del disastro finanziario imbarcandosi nella dissennata impresa del Circolo della Stampa.

L’Alg, per il Circolo, ha stipulato un contratto di sei anni + sei, con un affitto di 400mila euro all’anno  e importanti interventi strutturali a carico. Inoltre, tre anni fa ha dovuto fare al Circolo stesso una robusta iniezione di fondi: un prestito di 100mila euro con interesse del 4% annuo e restituzione in dieci anni a piacere. Questi interessi non sono mai arrivati nelle casse della Lombarda, né si sono viste tranches in restituzione.

E però il Circolo, una volta fiore all’occhiello del sindacato, non ha più “respiro” culturale, non  è più punto di riferimento a Milano, non è adeguato alle esigenze di un giornalismo moderno. Arriverà l’Expo e non ci sarà neppure una sala attrezzata (internet, wi-fi-computer,  schermi-tv – radio, telefoni) per ospitare colleghi e persone di rilievo che arriveranno da tutto il mondo. Gli obiettivi culturali si sono trasformati in un obiettivo unico: affittare le sale per tentare di salvarsi dal naufragio finanziario.

I soldi investiti nella lussuosa quanto inutile sede di corso Venezia, tutta scalinate e stucchi, non sarebbe stato doveroso dedicarli ai colleghi cassintegrati e disoccupati?

LA REDAZIONE

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