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Detenzione di armi da guerra: la Polizia di Stato di Licata arresta un giovane del luogo

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In data 22 marzo scorso, a Licata, la Polizia di Stato dava esecuzione ad un’ordinanza di applicazione della misura della custodia cautelare in carcere emessa dal Tribunale Penale di Palermo nei confronti di I. M. S., licatese, classe 97, pescatore, in quanto ritenuto responsabile del reato di detenzione illegale di arma da guerra, nello specifico una mitraglietta. L’ordinanza giungeva al culmine di un’articolata e complessa indagine iniziata nel 2016 e condotta dal Commissariato di P.S. di Licata e alla Squadra Mobile di Agrigento su un’ipotesi di reato relativa ad un vasto giro di spaccio di sostanze stupefacenti nei comuni della provincia ed, in particolare, nei comuni di Licata e Palma di Montechiaro. L’attività investigativa condotta dai citati Uffici di P.S. consentiva di individuare un gruppo di persone dedite, in maniera continuativa, ad attività di illecita commercializzazione di sostanze stupefacenti ed altro. Al termine delle predette attività, in data 08 giugno 2017 l’Autorità Giudiziaria emetteva un’ordinanza di applicazione di misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un noto pregiudicato palmese, già detenuto per altra causa. Le investigazioni svolte, oltre a comprovare l’esistenza di un’illecita attività di spaccio di sostanze stupefacenti, facevano emergere anche il delitto di detenzione illecita di armi da fuoco. Tale delitto, peraltro, risultava aggravato dalla tipologia di armi, trattandosi di armi da guerra. In tale contesto, nell’aprile del 2016 il citato individuo, unitamente al fratello, venivano tratti in arresto nella flagranza del reato di detenzione illegale di armi comuni da sparo. In particolare, in una pertinenza di un’abitazione nella loro disponibilità, venivano rinvenuti una pistola calibro 7,65, un caricatore con nr. 9 cartucce inserite del medesimo calibro, nr. 2 caricatori calibro 9, nr. 14 cartucce calibro 12, nr. 309 cartucce calibro 9 ed un fucile calibro 12, risultato essere provento di furto. Tale attività, anche se non consentiva di addivenire al ritrovamento di armi da guerra, di fatto rappresentava un importante riscontro che andava a comprovare la genuinità degli elementi indiziari raccolti a carico degli odierni indagati. Il giovane, dopo le formalità di rito, veniva associato presso la casa circondariale di Agrigento.

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