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Giornata mondiale contro la violenza sulle donne: Numerosi appuntamenti in provincia di Agrigento

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15:49 – Numerosi appuntamenti, nella provincia di Agrigento, oggi, nella Giornata mondiale contro la violenza sulle donne. Oltre le scuole agrigentine, che hanno sposato il progetto nazionale e mondiale, questo pomeriggio, al “PalaGiglia” di Favara, si incontreranno in un triangolare di pallavolo, le squadre femminili di San Giovanni Gemini, Santa Elisabetta e Favara.

La VIOLENZA CONTRO LE DONNE da qualche tempo – fortunatamente – è sempre più al centro del dibattito pubblico. E il perché è sempre detto: persino in un’epoca che si professa civilizzata come la nostra il fenomeno sta raggiungendo dimensioni che definire barbariche è poco. Come vedremo, i dati dimostrano che la modernità è arrivata quasi in tutto: nella tecnologia, nei trasporti, nelle comunicazioni, nell’alimentazione. Ma rapporti più civili sembrano essere ancora una conquista lontana.

QUALI SONO I DATI? – Statistiche sicure non ce ne sono. Si potrebbero contare le sentenze di condanna per fatti di violenza contro le donne ma non sarebbe un numero attendibile perché sono pochissime le donne che denunciano di aver subito violenza, e ancora meno poi i casi che arrivano a sentenza. L’ultimo studio ufficiale risale al 2006: è una ricerca dell’Istituto di Statistica italiano, l’Istat, che ha chiesto a 25mila donne di raccontare se negli anni precedenti al 2006 avevano subito violenze o molestie. Risultato: le stime sono terribili. Si stima che siano”6 milioni 743 mila le donne da 16 a 70 anni, vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita (il 31,9% della classe di età considerata). 5 milioni di donne hanno subito violenze sessuali (23,7%), 3 milioni 961 mila violenze fisiche (18,8%). Circa 1 milione di donne ha subito stupri o tentati stupri (4,8%)”. Il che significa una donna italiana su tre, ma probabilmente una percentuale anche maggiore visto che questi dati non comprendono “le molestie verbali, il pedinamento, gli atti di esibizionismo e le telefonate oscene”.

CHE COSA INTENDIAMO PER VIOLENZA? – Forse si può pensare che la violenza contro le donne sia soltanto lo stupro consumato, ma non è così. Quello è un reato, anche molto grave, ma non è l’unica forma di violenza contro le donne: l’associazione “Noi No, uomini contro le violenze”, riassume il fenomeno in tre parole: “Minacciare, Umiliare, Picchiare”: “La violenza di genere non è solo l’aggressione fisica di un uomo contro una donna, ma include anche vessazioni psicologiche, ricatti economici, minacce, violenze sessuali, persecuzioni. Compiute da un uomo contro una donna in quanto donna. A volte sfocia nella sua forma più estrema, il feminicidio”: e nel solo 2012 sono morte 120 donne.

TUTTO E’ VIOLENZA? – Ecco che dunque bisogna ritenere violenza sessuale, o violenza di genere, qualsiasi forma di aggressione, vessazione, maltrattamento, minaccia, creazione di un clima pesante, di ricatto, di persecuzione, proveniente da un uomo e diretto ad una donna: tutti i comportamenti che non tengono conto della volontà della donna, che ha diritto a dire di sì e di no a qualsiasi idea o proposta come qualunque essere umano dotato di diritti e dignità, sono di per sé violenti. Stando ai dati, dunque, “in Italia ogni 7 minuti un uomo stupra o tenta di stuprare una donna. Ogni 3 giorni nel nostro Paese un uomo uccide una donna”.

 CHI EFFETTUA VIOLENZA CONTRO LE DONNE? – Extracomunitari rabbiosi e un po’ barbari? Ragazzi sbandati delle periferie? Malati di mente, tossicodipendenti, personaggi al limite della società? No: questi sono stereotipi sbagliati e pericolosi, e sono sbagliati e pericolosi perché impediscono di raccontare, affrontare e combattere la tragedia della violenza contro le donne. I dati dimostrano che i casi di violenza fra coppie che provengono da culture e paesi diversi dal nostro sono largamente minoritari e che “la prima causa di morte e di invalità permanente per le donne fra i 16 e i 44 anni in Occidente e nel mondo è la violenza subita da familiari o conoscenti”; “una ricerca Eures-Ansa del 2010 ha rivelato che le violenze familiari sono la prima causa di morte nel nostro paese e le donne sono le vittime nel 70,7% dei casi”: per sottolineare ulteriormente, il punto è che le donne morte nel 2012 sono state uccise principalmente da mariti, fidanzati, partner ed ex partner, nella maggior parte dei casi italianissimi.

PARTE DELLA VITA? – Per non parlare dei tanti, piccoli episodi di violenza quotidiana: donne che non possono uscire a fare quel che gli pare perché il marito o compagno glielo impedisce, ragazze che vengono rimproverate perché si vestono come gli pare, adescamenti in discoteca. Secondo Giulia Bongiorno, avvocatessa e politica che ha fondato una delle più combattive associazioni italiane per la repressione della violenza, molte donne arrivano a convincersi che i maltrattamenti siano semplicemente parte della propria vita di coppia.

VIOLENZA, PERCHE’? – Ovviamente, non c’è un’unica risposta. In alcuni casi la violenza è parte della cultura della coppia, nel caso di persone che provengono da alcuni paesi stranieri, ma come abbiamo visto questi sono casi minoritari. Frustrazione, non realizzazione personale dell’uomo, difficoltà sul lavoro o nella vita, insoddisfazione, mancanza di senso: tutte le condizioni in cui l’uomo non riesce ad esprimersi come vorrebbe lo portano a ripiegarsi su sé stesso e ad esplodere, poi, in raptus che possono trasformare anche il più pacifico e placido dei ragazzi in un mostro, anche solo per dieci minuti, quelli sbagliati. Questo ragionamento ovviamente non vale se ci troviamo insieme ad uomini che ogni tanto se ne escono con frasi come “l’uomo è fatto così” o “la donna deve lavare i piatti”, o anche se non lo dicono, ci scherzano su, salvo poi comportarsi esattamente così. Gli anni ’40 sono finiti da un bel po’, ragazzi e ragazze, e il fatto che nostro padre/nonno/zio/cugino/cognato/amico più grande si siano (sempre) comportati con questo fare da bulli non ci autorizza a prendere questa strada o ad accettare che il nostro compagno la prenda: è una strada che non porta lontano.

VIOLENZA, COSA FARE? – Due parole: prevenzione, coraggio. Prevenzione: quando vediamo che con il ragazzo conosciuto a scuola, nel rapporto di coppia, nel rapporto familiare, con gli amici, in qualunque contesto qualcosa sta iniziando a non girare per il verso giusto, bisogna immediatamente agire. Far presente che quella frase, quella avance, quel modo di fare non rispetta né la persona né la donna che siamo è il primo passo per evitare brutte conseguenze: bisogna mettere dei paletti ogni volta che è possibile, perché la violenza contro le donne è un fenomeno che inizia piccolo e quotidiano, e va fermato proprio a questo livello.

AMORE O … ALTRO? – Coraggio: se si è subita una violenza, bisogna ricordarsi il monito che ha lanciato Luciana Litizzetto da palco di Sanremo. “Un uomo che ci picchia non ci ama, o quantomeno ci ama male. Un uomo che ci picchia è uno stronzo, sempre, e dobbiamo capirlo al primo schiaffo”: bisogna quindi lasciarlo immediatamente perché, come minimo, sta fuori di testa e deve riflettere sulla sua vita, su dove sta andando e su quali sono le sue priorità, e chiedere scusa. Se la questione è seria bisogna subito rivolgersi ad un centro antiviolenza (ce ne sono in ogni città) perché da sole non è possibile uscirne. Servono sostegno, facce amiche, aiuto anche legale: ma non è tutto qui. La violenza contro le donne è colpa degli uomini: bisogna che il ragazzo o l’uomo in questione si rendano conto di cosa hanno fatto. Per questo sono disponibili anche strutture apposite, come il Centro per gli Uomini maltrattanti di Firenze. Purtroppo, per ora non è previsto che la persona in questione venga costretta ad utilizzare queste strutture.

 LA REDAZIONE

 

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