Salute

L’Uso dannoso di alcol

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alcol

16:26 – Pur rappresentando una sostanza giuridicamente legale, l’alcol è una sostanza psicotropa che, se assunta a dosi elevate, può portare alla dipendenza. L’assunzione di bevande alcoliche in quantità o modalità dannose, inoltre, è causa di varie patologie, traumi gravi, incidenti, turbe mentali e del comportamento. L’alcol ha un effetto psicoattivo (è in grado cioè di modificare il funzionamento del cervello) e la sua assunzione protratta nel tempo induce assuefazione (per ottenere lo stesso effetto bisogna aumentare la dose).

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (Global status report on alcohol and health) definisce “uso dannoso di alcol “ un consumo di bevande alcoliche che avviene in quantità e/o modalità tali da implicare danni alla salute e/o  conseguenze sociali negative.

L’alcol è causa di morte di milioni di persone ogni anno nel mondo, ma anche di patologie, di danni ad altri e interessa sempre più le fasce più giovani e Paesi in via di sviluppo. Non va dimenticato che il consumo nocivo di alcol rappresenta ormai uno dei quattro fattori di rischio, assieme a fumo, dieta scorretta e sedentarietà, per i principali gruppi di patologie non trasmissibili: malattie cardiovascolari, tumore, malattie polmonari croniche e diabete.

Per valutare correttamente il rischio connesso all’assunzione di bevande alcoliche, oltre a considerare la frequenza e le quantità assunte dagli individui, si deve tener conto di alcuni stili di vita come:

  • il bere lontano dai pasti o il bere quantità di alcol eccessive in una singola occasione
  • il consumo in occasioni o contesti che possono esporre a particolari rischi, quali la guida o il lavoro
  • la capacità di smaltire l’alcol rispetto al genere e all’età della persona.

Un consumo considerato moderato può essere indicato entro il limite di:

  • 2-3 unità alcoliche al giorno per l’uomo
  • 1-2 unità alcoliche per le donna
  • una sola unità alcolica per gli anziani

da consumarsi durante i pasti.

L’unità alcolica corrisponde alla quantità di alcol contenuta in:

  • un bicchiere piccolo (125 ml) di vino di media gradazione
  • una lattina (330 ml) di birra di media gradazione
  • un bicchierino (40 ml) di superalcolico.

Per gli adolescenti fino a 15 anni, l’OMS raccomanda l’astensione totale dal consumo di alcol.

I consumi che eccedono tali soglie sono dunque da considerarsi a rischio. Inoltre è da considerare che la tollerabilità all’alcol può essere compromessa anche da particolari condizioni di salute, da assunzione di farmaci o altri fattori individuali.

Nell’Unione europea l’alta percentuale di bevitori e gli alti livelli di consumo alcolico pro capite si accompagnano a un alto livello di danni e problemi alcolcorrelati e il consumo dannoso di alcol costituisce un grave problema sanitario e sociale.
In Europa l’alcol costituisce il terzo fattore di rischio di malattia e morte prematura, dopo il fumo e l’ipertensione arteriosa.
Come riconosciuto in vari documenti ufficiali della Commissione Europea, sia il consumo regolare e continuativo di alcol che quello occasionale in quantità non adeguate sono comportamenti che possono causare problemi di salute o aggravarli ed accrescere il rischio di danni per chi beve e per altre persone.
L’alcol può essere, tra l’altro, corresponsabile di gravi eventi, quali incidenti stradali, omicidi, suicidi e infortuni vari.

L’alcol è la principale causa di molte malattie.

Tra le prime, la sindrome o crisi di astinenza da alcol, una patologia reversibile con intensità e durata soggettive, direttamente proporzionali al periodo d’abuso (più o meno prolungato), al tipo e alla quantità di bevande assunte.
L’uso continuativo di alcol in quantità eccessive, produce, infatti, effetti simili a quelli di altre sostanze psicotrope anche illegali, quali induzione della dipendenza psichica e fisica, assuefazione, craving, compulsività e altri disturbi del comportamento, con danni particolarmente rilevanti anche a livello sociale.
La crisi di astinenza è caratterizzata da tremori, nausea, vomito, cefalea, sudorazione, ansia, disturbi dell’umore, talvolta crisi epilettiche e può evolvere in certi casi fino al delirium tremens.

Per quanto riguarda le patologie organiche la nosologia di patologia alcolcorrelata si è notevolmente ampliata negli ultimi anni, per cui, oltre alle patologie relative all’apparato gastroenterico (esofagite, gastrite, steatosi, epatite acuta e cronica, cirrosi epatica, pancreatiti e tumori) e del sistema nervoso centrale e periferico (atrofia cerebrale, polinevriti), altri sistemi risultano coinvolti, quali il cardiovascolare (infarto miocardico, tromboflebiti, vasculiti), l’endocrino-riproduttivo (infertilità, impotenza, diminuzione del desiderio sessuale, alterazioni ormonali), talora in modo irreversibile.

L’alcol è anche causa concomitante di alcuni tumori maligni, parzialmente alcolattribuibili, come il tumore dell’oro-faringe, dell’esofago, del colon-retto, della laringe, del fegato e della mammella.

Da non dimenticare, infine, il consumo di alcol in gravidanza, una delle cause maggiori di ritardo mentale dei bambini nei Paesi occidentali. Attraversando la placenta, l’etanolo può compromettere la crescita e il peso del feto, provocando danni permanenti al sistema nervoso centrale, con sottosviluppo e malformazione delle cellule e della struttura del cervello e conseguenze a livello funzionale e cognitivo (scarsa memoria, deficit di attenzione e comportamenti impulsivi).

Il consumo dannoso di alcol è un importante fattore di rischio per malattie croniche, incidentalità stradale, domestica e lavorativa, violenza e omicidi. In particolare esso risulta essere la principale causa di cirrosi epatica nonché di 60 malattie e condizioni patologiche, compresi alcuni tipi di cancro.

In Europa l’alcol causa 120.000 morti l’anno e costituisce la terza causa di morte prematura, dopo l’ipertensione e il consumo di tabacco, con costi altissimi sul piano sanitario, sociale ed economico.

Pertanto i consumi alcolici e i modelli di consumo rappresentano un importante indicatore della possibile evoluzione delle condizioni di salute e sicurezza della popolazione e dei relativi costi evitabili in termini umani, sociali ed economici.

Si conferma nel nostro Paese il consolidamento di nuovi comportamenti di consumo alcolico sempre più vicini alle culture del bere prevalenti nei  Paesi del Nord Europa. Appare sempre meno diffuso il modello di consumo mediterraneo, basato sulla assunzione quotidiana e moderata di vino, tipico della nostra tradizione, che resiste nella popolazione anziana ma viene progressivamente abbandonato dalle persone più giovani, a favore di un consumo occasionale e al di fuori dei pasti.

Nel decennio 2002-2012 è ben evidente la crescita dei consumatori  fuori pasto (passati dal 23,1% al 26,9% nella popolazione di oltre 14 anni) tra gli uomini ma soprattutto tra le donne (passate dal 12,1% al 16%); il fenomeno riguarda in particolare i giovani di 18-24 anni, tra i quali i consumatori fuori pasto sono passati dal 34,1% al 44,0% nel decennio.

Il binge drinking, modalità di bere di origine nordeuropea che implica il consumo di numerose unità alcoliche in un breve arco di tempo, ha riguardato nel 2012 il 6,9% della popolazione di 11 anni e più, l’11,1% degli uomini e il 3,1% delle donne.

Il binge drinking tra i giovani ha spesso una genesi collettiva, di gruppo ed implica una volontà di bere fino ad arrivare all’ubriachezza e all’intossicazione alcolica, con episodi sempre più frequenti di coma etilico, soprattutto tra i giovanissimi.

Questa modalità di bere comporta un serio pericolo per la salute dell’individuo, con un impatto anche sulla vita relazionale, lavorativa, familiare e affettiva, ed espone a gravissimi rischi a livello stradale, lavorativo e in ambito domestico.

Consumatori a rischio

L’Istituto superiore di sanità-O.N.A. si avvale di un indicatore in grado di analizzare il fenomeno del consumo a rischio tenendo conto delle differenze legate al sesso ed all’età dell’individuo. L’indicatore di sintesi proposto recepisce le indicazioni delle Linee Guida Nazionali per una sana alimentazione dell’Istituto nazionale di ricerca per gli alimenti e la nutrizione (INRAN), che tengono conto fra l’altro delle indicazioni dell’Oms e della Società italiana di Alcologia.

Sulla base di tali indicazioni sono da considerare consumatori a rischio i maschi che superano un consumo quotidiano di 40 g. di alcol contenuti in una qualsiasi bevanda alcolica (2-3 unità alcoliche standard) e le femmine che superano un consumo quotidiano di 20 g. (1-2 unità alcoliche standard). Sono altresì da considerare a rischio gli anziani e i giovani il cui consumo supera l’unità alcolica giornaliera, gli adolescenti al di sotto dell’età legale (18 anni) che non si astengono totalmente dall’alcol e coloro che consumano grandi quantità di alcol in un arco di tempo limitato (binge drinkers).

Nel 2012 la prevalenza dei consumatori a rischio secondo il criterio ISS è pari al 21,7% tra i maschi e al 6,4% tra le donne di età superiore a 11 anni, per un totale di oltre 7.400.000 individui che non si attengono alle indicazioni di sanità pubblica. Tra essi in particolare oltre 400.000 ragazzi al di sotto dei 18 anni (il 12,2% tra i ragazzi e l’ 8,4% tra le ragazze), in cui il consumo dovrebbe essere pari a 0; e circa 2.100.000 milioni di anziani uomini over 65 in cui il consumo a rischio coincide prevalentemente con il consumo giornaliero non moderato, soprattutto durante i pasti.

Mortalità

La mortalità per cirrosi epatica è uno dei più importanti indicatori di danno alcolcorrelato. Secondo le stime dell’Istituto superiore di sanità (Iss) nel 2010 il tasso nazionale di mortalità per cirrosi epatica è pari a 8,09 per 100.000 abitanti, i valori massimi di mortalità si riscontrano nelle classi di età 45-64 anni di entrambi i sessi. Si conferma il trend in discesa in atto dal 1990, anno in cui il valore rilevato era di 22,60 per 100.000 abitanti.

Nell’anno 2012 il numero delle diagnosi ospedaliere per patologie totalmente alcol attribuibili è stato di 75.445, di cui 58.410 (77,4%) riferite a maschi e 17.035 (22,6%) riferite a femmine. Il dato, che si riferisce tanto al regime di ricovero ordinario che di day hospital, conferma la tendenza a un calo progressivo in atto dal 2003. La tipologia diagnostica prevalente è la cirrosi epatica alcolica (39,0% nel 2012, contro il 38,6% del 2011), immediatamente seguita dalla sindrome da dipendenza da alcol  (26,6% nel 2012, contro il 26,9% del 2011).

Nell’anno 2012 gli alcoldipendenti presi in carico presso i servizi alcologici territoriali pubblici sono stati 69.770. Gli utenti maschi sono 54.294 e le femmine 15.339. Nel 2012 l’età media del totale degli utenti rilevati è pari a 45,9 anni ed i nuovi utenti sono mediamente più giovani rispetto agli utenti già in carico o rientrati (43,9 vs 46,8).

Nel 2012 la bevanda alcolica maggiormente consumata dagli alcol dipendenti in trattamento è il vino (62,8%), seguito dalla birra (21,2%), dai superalcolici (8,6%) e dagli aperitivi, amari e digestivi (3,6%).

Nel 2012 fra gli utenti dei servizi alcologici il 9,0% risulta fare uso concomitante di alcol e sostanze stupefacenti, valore inferiore a quello rilevato nel 2011 (9,8%), che conferma la tendenza al calo di questo comportamento in atto a partire dal 2007.

La mortalità per incidente stradale, altro importante indicatore di danno indirettamente causato dall’alcol, continua ad essere un grave problema nel nostro Paese pur mostrando un trend discendente negli ultimi due anni, soprattutto per i più giovani ed in particolare nella classe di età 20-24 anni, dove nel 2012 è stato registrato il più alto numero di morti per incidente stradale in entrambi i sessi (309 ragazzi).

L’approvazione del nuovo Codice della strada ha consolidato e rafforzato il quadro normativo introdotto con la legge 125/2001, con misure quali l’introduzione del tasso alcolemico legale pari a zero per i giovani al di sotto dei 21 anni e i neopatentati, l’obbligo dell’esposizione delle tabelle informative del Ministero della salute e della disponibilità di apparecchi per la rilevazione  del  tasso alcolemico  in tutti i locali dove è possibile  bere dopo le ore 24, l’estensione dei divieti di somministrazione e vendita già vigenti nelle autostrade. Ulteriore passo in avanti nell’ottica di salvaguardare la salute e l’integrità psicofisica dei giovani è stato fatto con la legge 8.11.2012 n.189 che prevede il divieto di somministrazione e di vendita di bevande alcoliche ai minori di 18 anni.

LA REDAZIONE

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