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Poste Italiane. La CISL: solo Agrigento più di cento lavoratori part-time.

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11:27 – Dopo l’ apertura – nei giorni scorsi –  del  conflitto di lavoro  e l’attivazione delle procedure di raffreddamento come previsto dall’art. 17 del CCNL la segreteria regionale di Cisl Poste  torna a trattare temi  caldi che toccano nervi scoperti di Poste italiane

 “Vogliamo soffermarci su una questione divenuta ormai  indifferibile e di grave risvolto sociale che riguarda i 1200 lavoratori in Sicilia, assunti anni fa attraverso un processo di esodo indotto dall’azienda (c.d. progetto mix svincolo) che ha lasciato senza lavoro e senza alcun sostegno migliaia di lavoratori, allettati dalla stabilizzazione in Poste  di un familiare seppur con un contratto part-time”.

Ad affermarlo è il segretario regionale Cisl Poste  Giuseppe Lanzafame,  che con una lettera aperta  al governo regionale siciliano e a Poste Italiane torna a criticare le scelte che una delle più grandi aziende italiane porta avanti ormai da anni.

In altri termini – continua Lanzafame – “Poste Italiane ha fatto cassa sulla pelle e sulle angosce dei Lavoratori: per un Lavoratore Full Time che fuoriesce ne assume uno Part Time.  Lo ha fatto unilateralmente, determinando un improvviso impoverimento del patrimonio umano e professionale, divenuto ormai insostenibile ed è oramai divenuta  palese la drastica riduzione della forza lavoro al servizio della clientela”

Attualmente, nella Regione Sicilia, su circa 3.200 operatori di sportello ben 1.200 sono  applicati in regime di Part Time, e ben 120 sono applicati presso gli uffici postali della provincia di Agrigento, rendendo  – in tal modo – ingovernabile l’organizzazione degli Uffici Postali soprattutto nei giorni di scadenze e pagamento pensioni.

Un ragazzo  che presta servizio presso la filiale di Agrigento afferma: “ Ho 37 anni e ho un contratto part time. Sono in Poste da oltre 3 anni ma  non vedo un futuro sereno:  non posso farmi una famiglia e non posso farmi un mutuo. Con metà stipendio non ho prospettive”.

“Si è voluta una categoria dentro una categoria, fondata su un precariato “low-cost”  -spiega Lanzafame – a cui è stato tolta, per contratto, ogni prospettiva di crescita sia economica che professionale.

Ecco perché ci sembra doveroso che, non solo l’opinione pubblica, ma anche le forze politiche ed istituzionali vengano messe a conoscenza della insostenibilità di tale situazione che ricade pesantemente prima sui cittadini/clienti, dopo, sugli stessi Lavoratori postali.

“Lo denunciamo – afferma infine il segretario della Cisl –  perché ormai il fenomeno è letteralmente esploso: la Sicilia ha, di gran lunga, la più alta concentrazione di part time rispetto al resto del Paese. Non possiamo consentire che Poste speculi e incrementi i bilanci a danno dei Lavoratori e delle famiglie siciliane , ancora una volta trattati da vassalli solo perché appartenenti ad una terra che brama il lavoro”.

LA REDAZIONE

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