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Raffadali: Poliziotto uccide il figlio in piazza Progresso

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Alle ore 11.30 circa di oggi, nella centralissima Piazza Progresso di Raffadali (AG) V.G.R., ragazzo di 24 anni del posto, è stato ucciso a distanza ravvicinata con 15 colpi di pistola. L’omicida, che ha cercato di allontanarsi, è stato subito fermato ed identificato dai Carabinieri del Nucleo Operativo e Radiomobile di Agrigento, diretto dal Capitano Alberto Giordano all’altezza di una fermata dell’autobus: si tratta del padre G.R. di 57 anni , Assistente Capo della Polizia di Stato. L’omicida è stato portato in Caserma dove verrà interrogato dal Magistrato di Turno dr.ssa Chiara Bisso, sotto il coordinamento del Procuratore Luigi Patronaggio. Sul posto si è recato anche il Comandante Provinciale, Colonnello Vittorio  Stingo. Nel frattempo i Carabinieri della Compagnia di Agrigento, diretti dal Maggiore Marco La Rovere, stanno cercando di approfondire i dissidi familiari che legavano padre e figlio e che hanno portato a questo tragico epilogo.

 

“Purtroppo non siamo abituati a questi episodi. La nostra comunità è sconvolta. Conoscevamo tutti il ragazzo qui in paese, aveva problemi psichici molto gravi. Era stato ricoverato diverse volte in delle strutture private, proprio per via dei suoi problemi. Tra queste anche in una struttura con sede a Licata, per tanto tempo. I genitori erano separati, lui ha vissuto per anni tra Catania, dove risiede il padre e Sciacca, dove vive la madre con il nuovo compagno. Da diversi anni abitava solo a Raffadali”. – Sono le parole del Sindaco di Raffadali, Silvio Cuffaro, e continua – “Il ragazzo aveva vissuto molto male la separazione dei genitori. Era stata una separazione difficile. Lo zio del ragazzo, il fratello della madre, è un impiegato comunale. Era lui spesso a prendersi cura del nipote. Il ragazzo viveva da solo, in una casa adiacente a quella dello zio. Lo zio, per come poteva, cercava di impartirgli delle regole, ma non era facile. Siamo molto dispiaciuti per quanto accaduto”. – e conclude – “Il ragazzo, aveva paura delle persone in divisa e degli assistenti sociali. Il padre si recava a Raffadali spesso per dare dei soldi al figlio. Il comune aveva preparato un progetto motivazionale per inserirlo all’interno dell’amministrazione, per fare il modo che lui avesse una paga mensile, lui però era diffidente, non ha mai accettato perché aveva paura che qualcuno potesse ricoverarlo di nuovo, ma non era questa la nostra intenzione. Era un ragazzo buono, non faceva del male a nessuno”.


“I recenti episodi di tragica ed inaudita violenza avvenuti in questi giorni in provincia di Agrigento hanno evidenziato malesseri profondi all’interno della società e delle famiglie, acuiti dal grave isolamento provocato dalla pandemia e non adeguatamente contenuti da un sistema socio-sanitario-assistenziale non sempre pronto ad erogare idonei servizi alla collettività” – afferma il Pubblico Ministero Luigi Patronaggio -. Troppo spesso quelli che vengono definiti gesti di follia, sono il portato di conflitti sociali e familiari che il “”sistema””, inteso in senso ampio e non escluso quello giudiziario, non è stato in grado di adeguatamente e legittimamente arginare e contenere”. – e continua – “Un’analisi quella del magistrato, la cui Procura a pochi giorni dall’inchiesta sulla strage di Licata si trova a dovere indagare su altro delitto in famiglia”. – e conclude – “Troppo spesso quelli che vengono definiti “gesti di follia, che coordina le indagini dei carabinieri, sono il portato di conflitti sociali e familiari che il “”sistema””, inteso in senso ampio e non escluso quello giudiziario, non è stato in grado di adeguatamente e legittimamente arginare e contenere”.

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